Day #2

La vita senza wifi

Sono le 22.41 e sono a letto al buio, pronta a mettermi a dormire. È questo che si faceva, nell’antichità? È l’assenza di wifi che ha portato l’umanità ad evolversi in quella Che chiamiamo civilta? È stata forse la noia a portare le più grandi menti a scrivere la storia, fissata nei secoli in opere d’arte grandiose e inarrivabili?

No perché io, invece, in preda alla noia e tagliata fuori dal mondo, ho provato per la prima volta nella mia vita gli acquerelli ed è uscito fuori un gatto fatto di metadone.

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-3, – 2, – 1…

Sono stati giorni frenetici, di quella frenesia positiva, che ti mette di buon umore, che ti fa venire su un sorriso ogni tanto. Sorrido anche adesso, su un posto a sedere come tanti, in una metro affollata di gente stanca; di ritorno a casa mia, nel mio primo giorno lavoro!

Forse esagero; si tratta soltanto di una stanza affittata per tre mesi e del tirocinio che l’ha resa necessaria, ma questo è quello che sento. L’avventura è iniziata e l’entusiasmo è tanto, mi sento, per la prima volta dopo tanto tempo,  ottimista riguardo al futuro.

Ma non sono qui per fare sentimentalismi e discorsoni! Per le prime impressioni aspettiamo il fine settimana! Oggi siamo al pensiero del DAY #1 – LONDRA È BELLA SE NON PIOVE E HAI TEMPO E UNA TRAVELCARD

Dopo il lavoro ho preso una mezz’ora per girare vicino allo studio, per non andare a scaricare tutto l’entusiasmo della bella giornata deprimendomi a casa da sola (servirà a qualcosa avere lo studio a Soho, no?). Quindi per oggi vi beccate le fotine da turista, approfittando del “bel tempo”.

(ps, sto scrivendo un post al giorno, ma per ora non ho wifi a casa… Quindi devo pubblicare dall’ufficio, quando riesco!)

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Come, Dove, Quando e Perchè

Al momento, sono su un divano comodo. Di base, è un’ottima posizione per più o meno qualsiasi cosa, dalla tazza di tè alla riflessione esistenzialista sulla vita, e senz’altro questo mi fa sentire decisamente a mio agio. Quello che mi fa sentire meno a mio agio è il fatto che il divano in questione si trova a circa 3000 km di distanza dal mio divano, nella mia stanza, a Palermo.

Precisamente è a Londra, a casa di mia sorella, ed è una fortuna che io mi ci trovi sopra e che sia così comodo, perché è la sistemazione perfetta per fare il punto della situazione fino ad ora e iniziare finalmente questo blog.
Ma il divano non è il punto di arrivo (per quanto meritevole), anzi, è solo un punto di partenza verso quella che per me è la grandissima incognita di questa estate e, per esteso, della mia vita da oggi in poi.

Ho 23 anni e gli ultimi sei li ho passati a studiare architettura all’Università degli Studi di Palermo; sono in quella fase degli studi in cui tutti continuano a dirti “ah ma allora stai per finire!” e a usare parole come “dirittura d’arrivo” e “laurea”. Inizialmente la prendevo con una risata, ringraziavo ed ottimisticamente ripetevo la storiella che avevo già ripetuto nella mia mente centinaia di volte, se questa la tolgo a febbraio, magari l’altra ad aprile, nel frattempo la tesi, dai che a ottobre forse, forse ce la faccio.

Ma queste date cominciavano ad arrivare e passare e io perseveravo nel procrastinare.

Quella che prima era una prospettiva piacevole e auspicabile diventava fonte di pruriti e strani tic nervosi, una consapevolezza strisciava lentamente da sotto la porta della mia coccolata coscienza e pian piano prendeva il posto di ogni altro pensiero: e ora?
Io in 6 anni non ero (sono) nemmeno riuscita a capire se l’architettura fosse effettivamente una strada papabile per me, nonostante in fondo mi piacesse, ecco, diciamo che Unipa non ha contribuito a lasciarmi un’esperienza particolarmente piacevole…. come potevo pensare di trovarmi nella posizione di volerne fare un LAVORO? Ci vuole passione per queste cose! Dedizione!

Dovevo trovare una soluzione. Mi piace viaggiare, mi piace prendere decisioni affrettate, mi piace buttarmi a pesce nelle cose e poi guardarmi indietro con aria sconcertata, e ho deciso di intraprendere qualcosa che per molti altri sarà normale, ma per me era un bel salto nel vuoto, viste le premesse: ho deciso di partecipare al programma Erasmus+ e di affidare a un’esperienza all’estero l’arduo compito di rimettermi in carreggiata.

Saranno solo tre mesi, ma per me è un tutto o niente.
È uscire dalla zona di comfort.
E il divano comodo, ahimè, lo dovrò salutare domenica…